Chiara Pepe

ANTIGONE

Gli uomini o gli dei, a chi dare ascolto?

È forse saggio seguire indistintamente i dettami di chi governa fregiandosi di titoli nobiliari? Oppure il buon senso ci concede qualche margine di scelta?

E quale ruolo occupa in questa diatriba il timore reverenziale nei confronti delle divinità? Questi erano i dilemmi che attanagliavano il mio cuore.

Il mio nome è Antigone. Sono la figlia dell’uomo che, dopo aver ucciso il proprio padre, ha sposato la donna dal cui ventre era stato generato. Sono la figlia di Edipo, e come mio padre, ho condotto un’esistenza sciagurata. Mio padre, tuttavia, non aveva deliberatamente scelto di macchiarsi di deplorevoli colpe. Io si. Io sapevo che la mia condotta mi avrebbe portato alla rovina. Questa consapevolezza, tuttavia, non mi impedì di fare la scelta che ritenevo più saggia. Le leggi degli uomini non sempre sono frutto di menti razionali e ponderate. Spesso traggono alimento da turbamenti interiori e angosce recondite. Talvolta, gli uomini si lasciano subissare da meschine paure e sentimenti malvagi che ne compromettono l’umanità. In alcuni casi, giungono a macchiarsi di tremendi delitti. Delitti presentati al volgo sotto la veste di sacrifici propedeutici alla realizzazione di un bene più alto.

In seguito alla morte di mio padre, i suoi figli Eteocle e Polinice si diedero guerra. Perirono entrambi. La morte fu il dono che l’uno offrì all’altro prima di congedarsi dal regno dei vivi. Il nuovo re di Tebe, Creonte, fratello di mia madre, stabilì che la morte di Eteocle fosse celebrata con tutti gli onori che spettavano al difensore della città. Il corpo di Polinice, invece, sarebbe rimasto insepolto e le sue carni avrebbero conosciuto la ferocia delle bestie, che delle sue membra avrebbero fatto scempio. Questo era l’ordine del re!

Può la legge degli uomini imporsi laddove la consuetudine ha da tempo immemore forgiato i suoi modelli, imprimendo loro l’impronta del divino? La legge umana mi vietava di eseguire ciò che, invece, la legge divina mi induceva a compiere. Quale delle autorità è, dunque, discutibile, quella di chi governa per un esiguo lasso di tempo sugli uomini o quella di chi impera da secoli sulla terra e nel cielo?

Seguii le leggi divine. Diedi sepoltura al cadavere di mio fratello. Creonte venne a saperlo. Volle delle delucidazioni. Risposi serenamente, senza negare l’atto di cui ero stata esecutrice. Gli dissi che preferivo essere giudicata colpevole dal tribunale degli uomini piuttosto che presentarmi dinanzi alla giustizia divina con l’accusa di empietà.

Un brivido gli attraversò lo sguardo. Un suddito aveva avuto l’ardire di trasgredire l’ordine del re. Inammissibile! Una donna, poi! Era un atto inaudito! Considerò il mio gesto un oltraggio senza precedenti alla sua autorità e alla stabilità del regno.

Fu irremovibile. Risoluto. Implacabile.

Decretò la mia condanna a morte. Mi condussero in una caverna e lì fui lasciata morire.

Una morte lenta e esemplare.

Un monito per gli uomini. Un affronto per le divinità.

Antigone è il racconto bonus della raccolta Confessioni di donne di Chiara Pepe


Chiara Pepe (Monopoli, 1990). Laureata in Scienze storiche, collabora con il Seminario di Storia della Scienza dell’Università degli Studi di Bari. Fino al 2014 è stata operatrice culturale per la Fondazione Pino Pascali, museo d’arte contemporanea. Tra i suoi interessi figurano la storia della scienza, la letteratura e la storia delle donne. Relatrice in convegni nazionali, collabora con diverse istituzioni e associazioni culturali del territorio. Ha al suo attivo pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali. Da quattro edizioni è direttrice di produzione dell’International Campus Musica, che si tiene a Polignano a mare.


5 libri preferiti:

  • Bryson, Breve storia di (quasi) tutto
  • Coelho, L’alchimista
  • Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa
  • Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe
  • Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

Città:

  • Praga

Citazione:

  • Antoine de Saint-Exupéry: Il tempo che hai perso per la tua rosa è ciò che fa la tua rosa tanto importante
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