Davide Bottiglieri

DRAGOMIR VODӐ

Cluj,

20 gennaio 1780

La flebile luce della candela illuminava appena un uomo legato alla sedia. Il sangue che gli mascherava il viso si raccoglieva sulla punta del naso, per poi raggiungere il pavimento a piccole gocce.

Parlò l’uomo nascosto nell’ombra.

«Non c’è altro?».

«No».

«Dammi il suo indirizzo».

«Petrich Boulevardul 17».

Il prigioniero sembrò sforzarsi oltremodo e alla risposta seguì una crisi tosse. L’altro non se ne curò e lasciò l’appartamento.

Al di là della porta d’ingresso lo aspettavano due uomini in uniforme. Si rivolse al più giovane.

«Informa Petrescu che ho trovato l’ottomano».

Non se lo fece ripetere e corse via in direzione della centrale.

«Non rimanete, signore?» chiese l’altro.

«No. Mi ha dato un nome. Tienilo d’occhio fino all’arrivo degli altri».

La bufera aumentava sempre nelle ore notturne e l’ispettore Vodă raggiunse con fatica il quartiere ebreo della città. Si lasciò flagellare dalla neve, mentre osservava la piccola casa in legno segnalata dall’ottomano. Aveva tutta l’aria di essere abbandonata, eppure qualcosa gli suggeriva di non fermarsi all’apparenza. Raggiunse il retro dell’abitazione e si avvicinò alla porta, estraendo il coltello. Dopo qualche minuto riuscì a forzare la serratura ed entrò in casa facendo attenzione a evitare i coni di luce delle finestre. La casa era arredata appena e alcuni libri ancora aperti su un tavolino confermarono il suo sospetto. Non perse tempo a perlustrare il vano, ma salì subito le scale che davano l’accesso alle camere da letto. Regnava il silenzio e la tensione in breve divenne palpabile mentre l’ispettore controllava una stanza alla volta, alla ricerca di Chmouel Grunberg. D’un tratto alle sue spalle sentì un tonfo e con la coda dell’occhio vide una sagoma precipitarsi verso il piano inferiore. La rincorse raggiungendola, prima di aver terminato le scale e l’uomo cadde in avanti ruzzolando rovinosamente.

Seguì una colluttazione in cui l’ispettore colpì più volte il suo avversario fino a tramortirlo. Lo lasciò ansimante sul pavimento per poter recuperare una lampada che accese e accostò al viso.

«Ispettore Vodă! Cosa volete?».

«Azìr l’ottomano. L’ho torturato e ha confessato di essere stato lui a uccidere Goe e Nicolae Arghezi. Ha fatto il tuo nome, Grunberg».

«Non può essere! Dev’esserci un equivoco».

«Nessun equivoco, ebreo! Mi ha detto tutto: so che due mesi fa hai prestato dei soldi al signor Arghezi con un interesse da usura. Quel pezzente ha saldato solo una parte del debito e quando hai capito di non poter avere più di quanto ti aveva già dato, hai pagato Azìr per uccidere lui e suo figlio».

La colpa si disegnò sul volto dell’omuncolo rannicchiato sul pavimento e il panico lo costrinse a prendere una decisione avventata: con uno scatto fulmineo, si mise in piedi e corse, lanciandosi contro la finestra, raggiungendo la strada. Il suo inseguitore mostrò ancora una volta la sua superiorità fisica e lo arpionò facendolo cadere. Immobilizzò l’uomo, costringendolo a rimanere in posizione prona schiacciando il torace con le ginocchia. All’improvviso, il silenzio della notte fu squarciato dal lontano trambusto di carrozze in corsa.

Di risposta, Vodă sigillò la bocca della sua preda con una mano, con l’altra estrasse il coltello che gli accostò al collo.

«Ti avremmo impiccato comunque, tanto vale che sia io a ucciderti, ebreo».

Quando la lama recise la carne, fiotti caldi di sangue colorarono la neve di rosso intenso. Chmouel Grunberg lottò solo pochi secondi e quando le carrozze arrivarono, era già morto.

«Cosa è successo?» domandò il primo a scendere dalla vettura.

«Una colluttazione, ispettore Petrescu. Non ho potuto evitarlo».

Il primo lo scrutò non del tutto convinto, poi ruppe gli indugi.

«Portate il corpo in obitorio: torniamo tutti in centrale!».

«Che succede, Daniel?».

«È arrivato il ragazzo di Dej per il caso Teodoreanu».

«Non abbiamo bisogno di lui».

«Petrescu non è di questo avviso» latrò l’ispettore Laurich. «Che ti piaccia o no, Ljudevit Alecsandri è del Plotone, adesso. Ora muoviti e sali sulla carrozza».

Lanciò un’occhiata eloquente all’amico, ma obbedì e le carrozze partirono rendendosi presto indistinguibili nella bufera.

OMICIDI IN SI MINORE

Il racconto vede come protagonista l’ispettore Vodă, indifferente alla vita umana al contrario di Ljudevit Alecsandri il cui arrivo a Cluj è annunciato al termine dell’elaborato.


Davide Bottiglieri, nato a Salerno il 28 aprile del 1992. Nel 2015 pubblica con Les Flâneurs Edizioni, attraverso pseudonimo, una raccolta di racconti fantasy per ragazzi dal titolo Le Cronache di Teseo. È vincitore del Premio Letteratura Italiana Contemporanea 2014 e del Premio Adriana Paulon 2016 (Sezione Giovani del Premio Letterario Internazionale “Un Solo Mondo” 2016). Il suo romanzo d’esordio Dio suona il pianoforte del Diavolo si qualifica finalista del concorso Lampi di Giallo 2016. Nello stesso anno gli viene affidata la gestione della rubrica letteraria del web magazine «L’Espressione».


Cinque libri preferiti:

La saga de Il signore degli anelli – John Ronald Reuel Tolkien

La cruna dell’ago – Ken Follett

Medicus – Noah Gordon

Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde

Le notti bianche – Fedor Dostoevskij

Città preferita: Londra

Citazione preferita: «Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in cosa teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarli. Sono lì per fermare gli altri». (Randy Pausch)

 

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