Dirce Scarpello

LA RAGAZZA TRASPARENTE

Alessia non sapeva bene quando si era accorta di essere trasparente. Forse era stata quella volta in cui suo padre le aveva sorriso ebete mentre nell’auricolare del cellulare ascoltava chissà chi. O quando sua madre le aveva firmato le giustifiche in bianco, senza neppure domandarle il perché non aveva studiato. La firma era venuta storta e tremolante perché la Barbara D’Urso in TV stava spalancando gli occhi e la bocca in una posa a effetto, fingendo commozione riguardo a qualche vicenda strampalata, più o meno inventata.

La professoressa, del resto, non se ne era neppure accorta, indifferente a quelli nel limbo come lei, non troppo brava o secchiona per far meravigliare di una sua défaillance, non troppo ciuccia o ribelle per suscitare l’ennesima, inutile paternale. Non sapeva come, ma già nei primi tre mesi di scuola superiore era stata di nuovo catalogata irrimediabilmente in quel limbo.

Di sicuro si sentiva trasparente quando nei corridoi incontrava Fabrizio, il bello della quinta C, quello che già non guardava le grandi se erano racchie, figuriamoci se avrebbe mai guardato lei, insignificante bambina di prima, con due bottoni al posto delle tette e i vestiti ancora scelti da sua madre che la facevano solo sentire ridicola.

La svolta era stata l’incontro con sua cugina Rachele. L’aveva frequentata poco da piccola, poi l’aveva beccata su fb. Lei esisteva. Lei era viva. Il rossetto nero, i tatuaggi, i piercing, le spillette, i capelli viola. Un vaffanculo al mondo dei grandi.

«Ma’, io esco».

« Con chi?».

«Rachele».

All’inizio era entrata timidamente in quel mondo. Poi ci si era buttata a capofitto. Voleva essere una di loro. Non voleva più essere trasparente. Era figo passare tra la gente e sentirsi osservata, si divertiva a pensare alle loro facce scioccate. Era pur sempre un’emozione. E finalmente sentiva di appartenere a qualcosa, a qualcuno. Poi aveva cominciato a capire sul serio. Ognuno di loro aveva un cazzo di problema, proprio come lei, o peggio. Con loro soffrire era bello, non si doveva fare finta che il dolore non ci fosse. Non si doveva superarlo, si doveva viverlo. Ma alla fine neppure quello importava più. Rachele aveva il suo canale YouTube, era una Sceene Queen, il suo palco era il mondo intero.

«Tua madre non dice niente?» le aveva chiesto.

«Ah, quella… chi la vede. Se non sta in banca sta dal parrucchiere, o a fare i massaggi. Chi se ne fotte. Qua ognuno si fa i cazzi suoi. Che credi che non lo so che lei si tromba uno e mio padre un’altra? Ma mo’ aggiustati, che più che una emo mi pari una truzza… Vuoi fare un tiro?».

Ma sì, uno spino che era in fondo. Rachele era ancora su di giri. Aveva appena finito una live in rete.

«Fa male?» le aveva chiesto guardando il chiodo sul sopracciglio.

«Sai tenere un segreto? Per quanto alla fine non gliene fregherebbe manco di questo…».

Erano andate insieme nel bagno. Alessia l’aveva guardata prendere una lametta nascosta in alto sullo sciacquone del cesso. Poi si era seduta a terra e aveva cominciato a tagliarsi lentamente, piccoli tagli superficiali su un braccio, e poi sull’altro. Alessia aveva guardato ipnotizzata le gocce cadere sul pavimento e l’espressione estatica di Rachele. Sembrava che provasse piacere.

«Sei l’unica sai a cui ho permesso di vedermi mentre lo faccio. Non so spiegarti. Ora per esempio è per scaricare la tensione della live… hai visto anche tu che ho un calo di popolarità. Che cazzo di ore sono?»

«Sono le sei, non dovevi portarmi da qualche parte?»

«Cazzo, sì, dobbiamo andare in discoteca. Tu hai mai scopato?»

Ora era una di loro. Viveva in una dimensione parallela, l’unica in cui non si sentisse più trasparente. Fabrizio adesso la guardava e non era certa che fosse poi così schifato. Solo che adesso era a lei che non gliene fotteva più niente. Era oltre ora, aveva superato molti limiti. Aveva fatto cose di cui prima non si sarebbe mai ritenuta capace. Anche cose che non capiva fino in fondo, come bere e scopare con chi capitava. Ma ormai era una di loro, l’unico mondo che contasse ormai. E poi c’era sempre la lametta.

Come faceva a dire tutto questo a zia Gioia?

La ragazza trasparente è il racconto spin off del romanzo L’attrazione dei talenti.

Alessia è affidata a ‘zia’ Gioia, nella casa in campagna. Mentre il romanzo si snoda nella sua trama principale tra le due protagoniste, Albana e Gioia, la vicenda di Alessia rimane sullo sfondo. Fino a costituire, a un certo punto una potente, concorrente motivazione del cambiamento catartico di Albana.


Dirce ScarpelloDirce Scarpello, laureata in Giurisprudenza, ha coltivato la passione per la scrittura seguendo diversi corsi, fra cui uno di editing presso Les flâneurs e uno di scrittura intensiva con Franco Forte. Ha all’attivo diverse pubblicazioni: l’ultima raccolta di poesie è il recente ebook E non mami più (Delos Digital). Al romanzo di esordio del 2010 (Angulus ridet, Perrone LAB) hanno fatto seguito racconti pubblicati in varie antologie, fra cui il noir Perdon pietà (premiato nel concorso Nerodipuglia 2011). Soddisfano la sua continua esigenza di scrittura i racconti erotici e i romance pubblicati sotto pseudonimo per Delos Digital e la sua assidua produzione sul blog Logokrisia. Da dieci anni per il suo lavoro da imprenditrice ha contatti con l’estero, soprattutto con i Balcani, e da sempre il tema del viaggio e le altre culture la affascinano e sono la sua fonte di ispirazione.


5 libri preferiti:

1984- George Orwell

La casa degli spiriti – Isabella Allende

Buio – Dacia Maraini

Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino

Il nome della rosa – Umberto Eco

Città preferita:

Roma

Citazione preferita:

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.” Lev Nikolaevic Tolstoj in Anna Karenina.

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