Ludovica Castelli

IN LOVING MEMORY

Ho conosciuto Ludovica Castelli in una fredda giornata d’inverno, in prossimità del Natale. Di quel pomeriggio a Roma mi son rimaste parole, silenzi, sorrisi, un’immancabile sigaretta tra le mani e un regalo. Un libro.
Ludovica non è Bianca, ma Bianca è Ludovica… non Lei, non la Sua famiglia. Solo Ludovica. Lei lo sa, lo sa chiunque l’abbia conosciuta e tutti coloro che l’hanno amata.
Potenza della penna: sono in pochi ad averla. Capacità di imprimere pensieri e parole su carta con lettere di fuoco in grado di suscitare dolore e gioia, disappunto e approvazione, partecipazione e pregiudizio.
Certe cose non si dicono né scrivono, si fanno.
Ludovica Castelli aveva potenzialità che le avrebbero consentito di divenire una delle prime penne d’Italia e il mio non è un pensiero di parte, né dettato dalla volontà di rendere omaggio a colei che è stata l’amica più sincera, schietta e leale che abbia mai avuto la fortuna di incontrare. È la realtà. Punto.
Basta leggere la storia di Bianca per rendersene conto: una fioraia la cui perdita prematura del padre ha aperto una voragine, un vuoto di sentimenti nei confronti di una madre sin troppo presa dal proprio dolore per poter pensare ad altro. Anche a una figlia. Bianca è cresciuta sola, con le sue scarpette da ballerina, con l’odio e il rancore tipico di coloro che hanno perso un genitore in gioventù. Rivolto contro il mondo intero, contro la sua stessa famiglia. L’insoddisfazione personale e il forte senso di cinismo altro non sono che una richiesta di aiuto. Un disperato sos di amore.
Come si ama? Esiste una guida, un prontuario, qualcuno che ci dica come comportarsi? L’amore si comanda o viene giù dal cielo quasi per caso? In punta di piedi, sinuoso e dispettoso e al tempo stesso così dirompente da lasciare privi di fiato? L’innato bisogno di colmare il vuoto che avverte nel profondo porta la nostra Bianca sull’orlo dell’abisso, ma le anime non si perdono, hanno il potere di mutare, evolversi e trovare nuovi sbocchi. È una delle poche leggi di cui siamo certi, quella della sopravvivenza.
E allora, quando arriva l’amore vero? Quello con la A maiuscola? Quali sono i segnali? Le prove da affrontare e superare per dire “Sì, è lui”! Quello dove carne e ossa si fondono fino a rendere due amanti il dritto e il rovescio di una stessa mano? Un solo fiato, un solo battito.
L’ho già detto, Bianca non è Ludovica, ma Ludovica è Bianca e non è mio il compito anticipare i contorni di questa storia dal sorriso amaro.
Non mi vergogno a dirlo, ho pianto nel leggere il finale.
Lascerò che sia tu a parlare, ancora una volta e per te stessa, piccola Ludo.

Dicono che sono una strega
Bianca dice che sono un demone per chi non saprà
dimenticarmi
Per chi vorrà dimenticarmi ma non saprà farlo non potrà
Sono una ragazza
Sono una strega
Sono un demone
Sono
Per sempre?
“Coraggiosa e testarda e lucida e innamorata e profonda e
lieve e intelligente e frizzante e consapevole e positiva e
femmina e angelo ma anche demone per chi non saprà
dimenticarla per chi vorrà ma non saprà non potrà non lo
potrà piccola Ludo perché sei coraggiosa e testarda e
lucida e innamorata e profonda e lieve e intelligente e
frizzante e consapevole e positiva e femmina e angelo
ma anche demone per lui che vorrà dimenticarti piccola Ludo e che non saprà non potrà dimenticarti”
Perché sono
Perché da qualche parte esisto
Per sempre?
Per sempre!

Pierluigi Curcio


14483423_10209759455250704_1853194405_nLudovica Castelli (Catania, 1978). È stata una giornalista pubblicista e scrittrice con la passione per la poesia e il teatro. Dopo la maturità linguistica ha svolto diverse attività nel campo della comunicazione, collaborato con numerose testate e frequentato diverse scuole di recitazione e cinematografia, tra cui il Conservatorio teatrale di Roma. Ha esordito nel 2008 con il romanzo Fumiamoci una sigaretta, edito da Il Filo. La geometria dei fiori è il suo secondo romanzo.

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