Mario Gianfrate

NOTA DELL’AUTORE

Nel raccontare i fatti che hanno visto protagonisti ragazze e ragazzi di età compresa tra i dodici e i diciassette anni nella lotta di Liberazione dalla tirannide fascista e tedesca, ho dovuto più volte interrompere la scrittura. Di fronte all’eroismo quasi spavaldo e alla tenerezza suscitata dalla giovane età di questi “combattenti”, sprazzi di commozione m’imponevano una pausa, forse per asciugare qualche lacrima non trattenuta.
E, d’altronde, come si può restare indifferenti di fronte a storie laceranti, storie che scorrono nella mente come in un film in bianco e nero, con la pellicola consunta e un po’ sbiadita dal tempo, che proietta sullo schermo di un vecchio cinema immagini strazianti di sofferenza e di morte? Scene nelle quali, per esempio, rivediamo una mamma che alla fine della lotta armata è corsa per strada con la felicità di ritrovare sua figlia, dopo mesi di trepidante attesa e senza sue notizie. Le ha portato un cappotto perché possa cambiarsi, e aspetta di scorgerla tra i partigiani festeggianti, ma l’attesa è vana. La gioia si trasforma d’improvviso in dolore: la ragazza è stata uccisa mesi prima in combattimento dai repubblichini di Salò.
Ecco, nella storia di Franca Alonge è racchiuso tutto il dramma che ha coinvolto, insieme alle vittime della barbarie nazifascista, tante mamme, padri, sorelle e fratelli; un dramma circonfuso certo di gloria, ma allo stesso tempo di una tristezza immensa, rappresentata dalla morte di una schiera infinita di adolescenti.
Avevano ancora l’età della spensieratezza e dei primi amori, l’età dei sogni e degli arcobaleni. Eppure, di fronte alla necessità di contribuire alla liberazione del territorio nazionale e alla riconquista della libertà, non hanno esitato un solo istante a impugnare le armi e a combattere da partigiani.
Nei tempi bui che attraversiamo e che sembrano aver archiviato in un armadietto impolverato e umido la memoria di quella grande epopea che è stata la Resistenza, è necessario, oggi più che mai, raccattare la bandiera impugnata da Cucciolo, Ora, Madama, Monello e dalle tante ragazze e dai tanti ragazzi, e rinnovare una responsabilità di fede nei valori della libertà e della giustizia. Quei valori che sono alla base della nostra Costituzione, nata dalle ceneri del fascismo e scritta con il sangue anche di questi numerosi adolescenti “inquieti”, mossi da un istinto d’impegno civile e democratico che ha comportato il sacrificio delle loro vite.

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