Stefano Iannaccone

NON VEDO L’ORA DI RIPOSARE, FORSE

Quando c’è la Crisi tutto è scontato.

Perdi il posto di lavoro, nonostante il contratto a tempo indeterminato? Che vuoi farci, c’è la crisi.

Le più grandi aziende ti silurano ignorando il più elementare dei diritti?

Che vuoi farci, c’è la crisi.

Lo stipendio non corrisponde a quanto effettivamente ti sarebbe dovuto? Che vuoi farci, c’è la crisi.

Qualora avessi un dubbio mistico non cercherei soluzioni, di quelli complessi sulla Fede, mi direi:

«Che vuoi farci, c’è la crisi» Ma la caratteristica principale di una siffatta risposta è la movenza della persona: sospiro, sguardo rivolto verso l’alto in segno di impotenza, braccia allargate. Con una spruzzata di espressioni stile io-ne-ho-viste-di-crisi-sai-ma-come-questa-mai.

Ogni crisi è peggiore della precedente. Ogni fatto, cifra, dato è “un minimo storico”. Una sinfonia di minimi che si abbattono come un uragano su una balla di fieno. Un dramma peggiore dell’altro. È un continuo gioco al rialzo per generare choc. Destare terrore. Alimentare panico. Lo stesso numero abbatte record minuto dopo minuto. Tac crollo. Tac tracollo. Tac patatrac. I soldi “vanno in fumo”. Miliardi di euro “vengono bruciati”. Somme inquantificabili di denaro evaporano come i ricordi di una persona in avanzato stato di senilità.

Pochi giorni e qualche commento: e sicuramente ci sarà qualche statistica da sventolare per affermare che si tratta della peggiore crisi del secolo. La Crisi. Maxi. Super. Iper. Le medesime parole adoperata per la crisi precedente.

Il vero problema è la memoria. Se incidessimo su un nastro le logorroiche discussioni mediatiche, ci accorgeremmo che le tematiche sono cicliche. E cicliche sono le espressioni a cui si fa ricorso. Ma il tempo manca. Un altro vero problema è la fretta.

Penso tutto questo mentre i trolley scorrono veloci sul linoleum dell’aeroporto. Io sono seduto, scuotendo le gambe come per tenerle sveglie dal sonno che mi fa pressione alle tempie con l’alcol della serata come valido alleato. All’esterno si vedono i giganti che ci caricheranno per riportarci a casa. Qui non respiro crisi, è tutto lontano, abbracciata dalla nebbia della vacanza, che poi arriva al termine con l’armamentario di ricordi confusi. Con il sublime ricordo di Kachna a consolare le mia papille gustative.

Ma ora mi sento molto stanco.

Bye Bye Prague.

L’aria fuori ha sgonfiato la sua umidità in un temporale talmente violento da aver causato pesanti ritardi nei voli. Il mio no. È in perfetto orario. La compagnia aerea non vuole concedermi altre sorprese. Come se sapesse che ne ho già avute abbastanza. Ora basta, grazie. La voce che annuncia l’apertura del gate è molto più rassicurante. Nessuna litania ossessiva. Nessuna traccia di paura per la tenuta dell’aereo. Nessuna ragazza al mio fianco debordante di entusiasmo. Non vedo l’ora di appoggiarmi sul sedile che mi aveva terrorizzato appena qualche giorno fa. Non vedo l’ora di sospendere il tempo nel volo, andando oltre la crisi che avvinghia, il lavoro che stenta, le ambizioni che stramazzano, le speranze che soffocano. Non vedo l’ora di non dover mettermi a riflettere su di me, su cosa fare con Veronica, su come in generale vada male il mondo.

Non vedo l’ora di riposare, forse.

Mentre mostro biglietti e documenti nel solito scambio di sorrisi forzati con hostess e steward, scorgo i lineamenti nordici e i capelli biondi nascosti dietro un cappellino d’ordinanza di una dipendente della compagnia di volo. Per lei sono giusto un fantasma che transita nella sua vita. Nell’incrocio di sguardi, involontario, non so nemmeno perché accade qualcosa , mi viene in mente Kristine. Come un’esplosione arriva il pensiero di Kristine. Mi chiedo cosa stia facendo lei, in questo preciso istante.


Stefano Iannaccone, nato ad Avellino il 1981, è giornalista. Scrive per La Notizia, collabora con Ilfattoquotidiano.it e Gli Stati Generali. In precedenza ha pubblicato Andrà tutto bene e Fuori Tempo Massimo.


Libri preferiti:
1) Soffocare di Chuck Palahniuk
2) Saper perdere di David Trueba
3) Caos Calmo di Sandro Veronesi
4) Underworld Don DeLillo
5)Terrorista John Updike
Città preferita: ovviamente… Praga
Citazione preferita: “L’illusione è il lusso della gioventù” (Vinicio Capossela)

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