Teresa Antonacci

CHIARA E IL VENTO

Il fragore lontano di un tuono mi sveglia, fa tremare i vetri delle finestre. Il cuore mi sale in gola. Mi infilo ancor più sotto, dentro un piumone fatto di nuvole di borotalco: mi copro occhi e orecchie, chissà non guardo la sua luce deflagrare. Provo a nascondere la mia paura a Silvio, ma lui mi bracca, ché ha sentito il tuono persino prima di me! La sua mano azzanna la mia, mi fa male. Vorrei gridare ma non riesco. Mamma dice che “ho una soglia del dolore molto alta”, come lei, ma è solo che preferisco trattenermi dal mostrare la mia sofferenza, non altro. Mi rannicchio tra le sue braccia cercando di respirare forte: solo così i battiti del mio cuore rallentano e lui si tranquillizza. Del resto se iniziasse a gridare, come gli accade talvolta, potrebbe svegliare Alessandro che dorme nel suo lettino. Lo spaventerebbe, certo; credo però che si stia abituando persino lui alle intemperie del fratello, che fa il bello e il cattivo tempo quando gli pare.

Un altro tuono, più vicino stavolta. Si muove, inquieta persino mamma: forse sta sognando e il rumore le ha interrotto il sogno. Il lampo di luce la scuote. Si mette seduta sollevando involontariamente il piumone, scoprendoci tutti. Il mio nascondiglio, ormai svelato. Ci guarda sullo sfondo della luce blu, sempre accesa, della lampada a forma di stella che ha sul comodino: prima Silvio, poi Alessandro. Solo dopo guarda me. Mi sorride. Mi carezza, la sua voce.

«La mia donnina» dice sottovoce. Abbraccia me e Silvio, ma io le sfuggo e mi metto a sedere.

«Alessandro, prendi Alessandro!» le dico perentoria, sottovoce anch’io.

«Amore… sta dormendo tranquillo!» risponde lei, ma io insisto.

«Sta per tuonare da capo forte, prendilo!» ribadisco arrabbiata, mentre il lampo improvviso taglia di netto la tapparella della finestra mezza aperta, illuminando a giorno la notte nella stanza. Conto i secondi che passano fino a quando sento il tuono rimbalzare.

«È caduto vicino, a meno di un chilometro!» le dico affannata, col cuore in gola. Mi tende la sua mano, stringendo il mio braccio in un gesto di conforto, ma io la scanso. Non mi ascolta mai nessuno, quando dico le cose: quando succedono, poi, sono tutti lì a guardarmi come se fossi un mostro o una fattucchiera, e non una bambina di quattro anni.

«Mamma, luce e suono hanno velocità diverse: se la luce percorre quasi trecentomila chilometri al secondo, il suono si propaga nell’aria alla velocità di un chilometro ogni tre secondi. Ho contato i secondi, prima… erano tre, quindi il fulmine è caduto a quasi mille metri da qui!» le dico seria, «ecco, vedi che si sta svegliando?» insisto arrabbiata nel guardarla, ché si sta trattenendo dal ridere. Chissà perché ridono tutti, quando parlo io.

«Sta dormendo!» mi risponde sorridendo, ma non fa in tempo a dirlo che Alessandro si alza di scatto, indeciso se dormire o piangere. Solo allora si alza a prenderlo. Lui le allunga le braccine e lei si lascia stringere il collo. Ritorna a letto, poggiandolo accanto a me. Lui mi si attacca come una scimmietta e lei resta a guardarci incantata. Ha la stessa faccia amorevole che fa ogni volta che papà arriva all’improvviso: mi urta, questa cosa, glielo ripeto sempre ma lei sempre ci ricasca.

«È palese il tuo sentimento d’amore nei nostri confronti, ma non lo capisco nei confronti di papà! Te lo dico sempre. Sai che sostiene Erich Fromm? Che l’amore non è un sentimento involontario, ma un vero e proprio impegno d’amore… un impegno consapevole che comporta un insieme di azioni amorevoli rivolte verso un’altra persona per un periodo prolungato, duraturo; questo vale per noi, ma papà? Che va e viene, come il vento?» ribadisco arrabbiata.

«Cuore mio, lo so! Ma che posso farci? Non riesco a fare a meno di papà, e ogni volta che ritorna per me è sempre come se fosse la prima volta che lo vedo! Tu non temere: per voi il mio amore è sempre uguale, immutato e immutabile!» mi assicura lei avvolgendoci in un abbraccio, tutti insieme.

Restiamo così, ammorbati dagli spasmi di luce e rumore, in attesa che il vento arrivi a spegnerli.

Chiara e il vento è il racconto spin off di Enrico fatto di vento di Teresa Antonacci

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