Tinta

Quella mattina, mentre si truccava di corsa per andare a lavorare, Angela rivolse una smorfia all’immagine riflessa nello specchio. La aspettava una lunga giornata e sarebbe tornata a casa non prima di dodici ore. Avrebbe mangiato un panino al volo, in piedi, per non sentirsi in colpa. Avrebbe trattenuto la pipì sino a scoppiare per non sottrarre nemmeno un minuto alle sue incombenze. Era troppo ligia al dovere. Era davvero stupida!

Abbondò con ombretto e fondotinta, consapevole che nel giro di poche ore si sarebbe ritrovata completamente struccata, per via della cattiva abitudine di stropicciarsi gli occhi e passarsi la mano sul viso, come una carezza rincuorante. Lo faceva quando era nervosa.

Si sentiva già stanca.

Puntava la sveglia alle 6,45, ogni giorno, e anche il sabato e la domenica si alzava presto. La notte dormiva poco e male, ma questo non era mai stato un problema per lei. Non era una dormigliona, anzi! Mattiniera sin da bambina, considerava i giorni di riposo punizioni divine e le ore di sonno tempo sprecato.

Quella mattina, invece avrebbe preferito restare a casa.

Gli anni passavano e cominciava a non reggere giornate come quella.

Avrebbe dovuto valutare e selezionare più di 150 persone per ammetterne solo 18 a quel benedetto corso di formazione. Il suo lavoro le piaceva, ma le selezioni non le sopportava. Non andava mai tutto liscio. Qualcuno restava scontento. Qualcuno protestava per essere stato escluso e minacciava ricorsi. Qualcuno superava brillantemente le prove, ma poi si dimostrava una delusione. Qualcuno si presentava alle selezioni di tutti i corsi, facendo di questa attività un lavoro. Qualcuno si faceva raccomandare, abituato a percorrere solo le strade più facili.

Odiava i raccomandati che toglievano il posto ai meritevoli, dover fare buon viso a cattivo gioco davanti a quello schifo e non poter sputare in faccia a tutti la verità. Ne andava del suo lavoro. Lavoro che dopo anni di sacrifici e dedizione non le dava alcuna stabilità. Ma questo era un altro discorso.

Amava il contatto con la gente. Le piaceva che gli allievi riponessero fiducia in lei e accogliere le loro richieste, cercando di soddisfarle. Soprattutto le piaceva essere considerata un punto di riferimento, una confidente, un’amica. L’empatia era una sua dote naturale, necessaria per quel lavoro che molti, invece, sminuivano. Per qualcuno era una mera esecutrice di ordini, per altri poco più di una bidella, una passacarte, una figura inutile. Ma non era così. Tutor. Tutoressa. Dottoressa. Angela. Nel momento in cui dal titolo si passava al nome il rapporto formale diventava altro. Quante persone aveva incontrato. Quanti occhi. Quante mani. Quante domande a cui aveva cercato di dare risposte. Ma alle sue domande chi rispondeva? La verità era che quel lavoro era un antidoto alla sua solitudine.

Dette un’ultima occhiata all’immagine riflessa e provò a regalarle il miglior sorriso possibile.

Salutò velocemente i suoi e uscì, cercando di immaginare i visi che avrebbe incontrato quel giorno. Un gruppo nutrito di individui di sesso ed età diversi, accalcati davanti al portone e nel corridoio, aspettava l’inizio della selezione. In quella massa multicolore, apparentemente informe e senza un’identità c’erano cuori che pulsavano e persone che speravano di realizzare i propri sogni, anche se solo nell’ambito di uno stupido e inutile corso di formazione. Tra quelle persone, sicuramente, qualcuno l’avrebbe colpita con la sua storia e la sua personalità, varcando il confine che portava all’amicizia.

Tra la folla notò una giovane donna che indossava un collare ortopedico, senza dubbio souvenir di un brutto incidente. Incontrò il suo sguardo e la donna la salutò con un sorriso che le scaldò il cuore. Ricambiò con un formale «Buongiorno», come l’etica del momento richiedeva.

Poi incontrò gli altri selezionatori e la sua lunga giornata ebbe inizio.

Angela, la tutoressa del racconto, è amica di Tiziana, protagonista di Lasciatemi dormire (Les Flâneurs 2017): cerca di aiutarla con pazienza e amore. In questo spinotto, le strade di Angela e Tiziana si incrociano per la prima volta.


Tinta ha esordito nel 2006 vincendo il concorso “Carte Segrete”; sempre sotto pseudonimo ha pubblicato Lettera aperta ad un amante (Wip 2008), L’eros: tanti colori una sola tinta (Wip 2009), Una donna (quasi) scaduta (David and Matthaus 2013), La fine dei giochi (Lettere animate 2016). Ha collaborato ad antologie e opere corali, spaziando dall’erotismo al sociale, dalla narrativa alla poesia. Nel 2016 è arrivata finalista al premio internazionale “Antonia Pozzi” ed è stata insignita della Rosa d’argento dal Comune di Roseto degli Abruzzi.


I 5 libri preferiti:

1) Cronaca di un disamore (Ivan Cotroneo);

2) Il museo dell’Innocenza (Orhan Pamuk);

3) Un uomo (Oriana Fallaci);

4) L’insostenibile leggerezza dell’essere (Milan Kundera);

5) La donna giusta (Sàndor Màrai)

Città preferita: Barcellona, ma porto Londra nel cuore (oggi più di ieri in memoria di David Bowie)

Citazione preferita: «Chi ha subito un danno è pericoloso. Sa di poter sopravvivere», dal film Il danno di Louis Malle (tratto dal romanzo di Josephine Hart).

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