Velia Minutiello

LA VISIONE GILANICA NELL’EVOLUZIONE DELLA PSICHE UMANA

Intervista a cura di Vittoria Ravagli sul sito CarteSensibili

Un libro scritto con chiarezza, facile e piacevole da leggere. Un testo ricco di richiami, che induce ad approfondire temi interessanti, importanti oggi più che mai per le nostre vite.

Velia Minutiello porta la propria esperienza di psicologa e psicoterapeuta; attraverso il rapporto con i problemi reali delle persone, il suo discorso diventa più concreto, reale, attualissimo. Tutto viene filtrato attraverso l’amore, medicina necessaria per guarire i nostri bisogni, per riempire i vuoti che ci lasciano smarriti, in un tempo dove tutto vacilla.

Guidate da lei, andiamo indietro nel tempo, riscopriamo “la storia dell’umanità per contribuire a creare e incrementare il flusso sotterraneo di saggezza sommersa che sta rapidamente venendo a galla in tutto il mondo e che parla di un passato gilanico in cui l’esistenza della divinità femminile non è più solo un’ipotesi, ma una constatazione sempre più frequente, perché i suoi simboli sono ancora oggi riscontrabili in molte manifestazioni della vita.”

Gilania è un termine coniato dalla scrittrice R.Eisler; la parola è composta dalle radici greche delle parole donne e uomo (gyne e an da andros) e la lettera L tra i due è il linking (unione) delle due metà dell’umanità. Contrapposto ad esso è il concetto di supremazia dell’uno sull’altro…”

– Che cosa l’ha indotta a scrivere questo testo ?

Le cose che ho scritto in questo libro erano già dentro di me fin da bambina, pronte solo ad essere formate dalla mia esperienza successiva e compiutamente espresse dalle mie convinzioni profonde. Sono nata al sud, ultima in una famiglia numerosa, con sei uomini in casa, con tutte le difficoltà di farmi capire, di farmi ascoltare e di sentirmi pienamente in sintonia con una struttura di fatto ancora patriarcale. Nella mia famiglia però c’era un clima amorevole ed era  unita; c’era anche una discreta tolleranza e quasi un’antica saggezza che sopportava le convenzioni sociali come una necessità. Ciò mi ha aiutato alla riflessione su quanto io volevo essere e volevo conoscere, nonostante l’ambiente esterno in cui sono cresciuta e rispetto al quale mi sentivo sempre come una “marziana” che voleva cose non praticabili per una donna,  accessibili al maschio. Nella mia diversità  ero difficilmente “manovrabile” e non mi sono adattata. Di questo sono stata sempre orgogliosa perché  ho saputo prendere decisioni non condizionate da niente e nessuno. Oggi perciò sento la necessità di far sentire la mia voce femminile, consapevole delle potenzialità che possiamo ora, subito, mettere in atto,  per rendere il presente e il futuro un tempo piacevole da vivere per noi, per i nostri figli e per tutti i figli che nasceranno. L’autrice racconta la storia dell’umanità dal paleolitico in poi, le teorie di Marija Gimbutas, l’archeologa lituana il cui nome è legato al culto della Dea Madre, che con i suoi studi ci ha scritto di una società pacifica, gilanica, senza guerre; poi  il passaggio  ad una società  sempre più aggressiva in cui la donna perde il suo ruolo e l’uomo prevale con  la forza, la violenza.

– Quanto sente importante lo studio di Gimbutas?

A mio parere la Gimbutas ha rivoluzionato lo studio dell’archeologia, quindi la storia dell’umanità. Ha permesso una lettura di segni e di simboli che altri  archeologi, evidentemente misogini e clericali, avevano interpretati a misura delle proprie limitazioni mentali o non li avevano interpretati affatto. Il suo enorme lavoro di ricostruzione è servito a tutti gli onesti ricercatori che hanno in seguito  potuto osservare la nostra storia archeologica da una nuova prospettiva.

Solo conoscendo e metabolizzando il nostro passato possiamo capire il nostro presente e decidere quale futuro vogliamo. Nel mio lavoro di terapeuta questo percorso è inevitabile; nelle singole storie personali,  così come per tutti noi oggi, solo  leggendo consapevolmente “perché” e “come” la nostra storia ci ha portato qui, c’è la speranza di non ripetere gli stessi errori in futuro.

La lettura dei segni ritrovati, delle immagini, lo svolgersi della storia, dei miti, tutto viene arricchito dalle note, che portano tante esaurienti notizie e richiami, quasi un testo autonomo, nella seconda parte del libro, che lascia così il racconto più leggero e fluido.

– Davvero originale la struttura di questo suo libro importante. Cosa l’ha portata  ad organizzare così il suo lavoro?

Di solito quando leggo un libro mi piace avere anche la possibilità di approfondire l’argomento che suscita il mio interesse o che mi è utile per completare la mia formazione, ma rimango quasi sempre delusa perché spesso la nota è solo un cifrato che mi rimanda semplicemente all’autore ed al suo libro. Per ogni nota dovrei comprare altrettanti libri, alcuni solo consultabili in biblioteca o addirittura ormai inaccessibili. Il mio disappunto riguarda anche il non poter soddisfare la mia curiosità subito e il non  poter collegare le mie riflessioni, permettendomi di proseguire più consapevolmente  nel discorso che mi viene presentato.

Così la duplice motivazione, nella stesura di questo mio testo, è stato il desiderio di produrre un libricino maneggevole e pratico che contenesse il più possibile l’idea che mi ero fatta sulla storia, sulle relazioni interpersonali, sulle mie convinzioni e la mia esperienza, ma anche e soprattutto di  far conoscere e far riflettere sul pensiero di tanti altri personaggi, più illustri di me, che mi hanno guidato nel percorso che ho intrapreso. Questo  per rendere “la Gilania” un argomento più semplice e comprensibile, per poterlo divulgare fino a renderlo acquisibile da tutti.

Devo esprimere il mio debito di riconoscenza  agli autori dei libri ai quali mi sono ispirata; a Riane Eisler in particolare, per l’enorme lavoro che ha fatto con “il Calice e la Spada” e con “il Piacere è Sacro”, testi  utili a tutta l’Umanità. Sono sempre più convinta che questi saperi devono essere divulgati con ogni mezzo a nostra disposizione per poter raggiungere il maggior numero di persone ed accendere in loro almeno una scintilla di curiosità.

Ai “cambiamenti culturali” è dedicato un capitolo, uno alla Dea Inanna, l’amatissima Dea dei Sumeri, al suo mito, alla bellezza e al canto “sull’unione sacra”, alla successiva “trasformazione della divinità femminile” e al potere dell’uomo sempre più incalzante, dai Kurgan alle guerre di oggi, alla globalizzazione.

Particolarmente interessante “la visione sessuale”; “..finché la visione che abbiamo degli altri è “di possesso e consumo” e non di scambio energetico gilanico e consapevole, non riusciremo a considerare il rapporto affettivo come uno stimolo di completamento all’evoluzione individuale e sociale.” Su questo tema molto si sofferma l’autrice e lo svolge ampiamente, riportando le teorie di psicologi, filosofi, studiosi “…Il cambiamento è possibile e doveroso e preme da molte parti, la storia fino ad oggi ci ha insegnato che il conflitto non è tra maschio e femmina come sesso, ma…che le cause sono da ricercarsi nelle modalità culturali di educazione di una società in cui prevale un sistema dominatore e quindi una società andocratica…  mentre vengono meno le modalità più umanistiche femminili tendenti all’accoglienza, all’accudimento, alla condivisione, alla tenerezza, alla tolleranza, alla bellezza, al desiderio di giustizia, allo sviluppo pacifico dei popoli…”.

– Vorrei che ci scrivesse brevemente dei concetti di base della scuola di Ontosofia Psicosomatica in cui si è formata come psicoterapeuta.

L’Ontosofia Psicosomatica nasce nell’alveo della Psicologia Umanistica intorno agli anni ’80 del secolo scorso, dalla riflessione teorica coniugata alla prassi psicoterapica di Francesco Palmirotta, psicologo-psicoterapeuta, filosofo e musicoterapeuta (Palmirotta F.,1994, 1996, 2000c). Si richiama alla psicologia umanistico-esistenziale e in particolare alla psicologia dell’essere di Maslow, Sutich, Rogers e Rollo May, dalla quale tuttavia emancipa una sua specificità per il fatto di aver ritrovato le proprie radici nella concezione magno greca di “saggezza dell’essere”, propria dei presocratici e di Pitagora.

“Saggezza dell’essere” è intesa come espressione dell’armonia, principio che regola il cosmo e l’uomo, saggezza che rimanda a una visione più  compiuta e completa dell’essere umano perché coglie e valorizza la relazione di continuità tra individuo, comunità sociale e cosmo.

Non si tratta tanto o solo di un approccio psicoterapico ma di una visione del mondo che impronta il modo di vivere e di affrontare la realtà.


fullsizerenderVelia Minutiello (Venosa, 1952). È psicologa e psicoterapeuta, vive e lavora a Bari dove ha esercitato per un decennio la funzione di giudice onorario presso la Corte di Appello del Tribunale di Bari.
Da sempre interessata alle tematiche legate alla condizione femminile e al rapporto con l’altro sesso per la ricerca di un’evoluzione gilanica, applica tali riferimenti e tali modi di leggere la società nel suo lavoro come nella sua vita.

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