Vito Maselli

Mister F.

«Dove sono?».

Riesco solo a ripetere queste due semplici parole, mentre lentamente mi rialzo dal pavimento, scalando a mani nude la montagna di cuscini divelti dal divano.

È un brutto risveglio, ma non peggiore di tanti altri, ho il cranio che sembra bucato in più parti.

Non voglio nemmeno guardarmi allo specchio, so bene che i miei occhi sarebbero schifati di guardarsi incastonati in un viso tanto pallido e gonfio. Non preoccupatevi, voi non potete vedermi.

Non ricordo quante volte ho vomitato stanotte. L’unica certezza che ho, guardandomi intorno, è che è successo tante volte.

Ci penserò dopo, affronterò tutto questo passo dopo passo, un problema alla volta. Ora sono già tutto concentrato sull’attuale ardua impresa: barcollare fino al gabinetto senza ricadere a terra.

 

La luce che penetra dai fori della tapparella mi trafigge le pupille come una lancia rovente. È mattino da tanto, il sole è alto, forse saranno le undici.

Che mal di testa!

Queste sono le conseguenze, questo sono diventato, questo sono io.

Tutti abbiamo una parte prepotentemente masochista, tutti ci facciamo del male.

Qualcuno lo fa con l’alcol o con la droga, altri lo fanno con i ricordi o con le velleità di un sogno irrealizzabile.

Vi assicuro che tanto tempo fa, non saprei dire con precisione quanto, io ero un tipo ordinario. Non ho detto normale, odio quella parola la trovo discriminante e offensiva, ho detto ordinario.

Avevo il mio lavoro, qualche passione, niente di cui lamentarmi.

Poi è cambiato tutto. Come è successo? Il passato è passato, inutile parlarne.

Si vive solo di presente. Ora sono con la mano appoggiata allo scarico del water, la testa che mi pende in avanti e lo stomaco che mi brucia, questo conta.

Ho bisogno di riprendermi, faccio scorrere l’acqua fredda dal lavandino, ci infilo la testa e aspetto che mi arrivi dalla nuca al collo. Mi tiro indietro i capelli bagnati, prendo la mia maglia portafortuna – tutta verde con una bella macchia grande di qualcosa che sembra muco o vomito che ha disegnato una specie di quadrifoglio sul petto – infilo i pantaloni della tuta e prima di affrontare quest’altro martedì – o venerdì o qualsiasi giorno della settimana sia – mi copro parte del viso con gli occhiali da sole.

Andrò fuori, in strada tra la gente, tra di voi. Come sempre non sarò io a cercarvi, sarete voi a cercare me. Ho una bella schiera di fan, sapete?

Alcuni mi si appiccicano addosso e continuano a trascinarsi attaccati a me. Terribile, lo so.

Tempo fa mi è capito di leggere un libro, parlava del talento. Diceva qualcosa riguardo al fatto che tutti abbiamo un talento particolare, bisogna solo scoprire quale. C’è anche quello di chi è bravo a trovarmi sempre e a tenersi stretto a me. Ci vuole forza e costanza, non sono un tipo facile. Recentemente ho anche scoperto che esistono persone che pagano fior di quattrini per non incontrarmi e per non avere mai niente a che fare con me. Vi dico un piccolo segreto: se date dei soldi a qualcun’altro per dirvi cosa fare per essere dei tipi di successo, mi state già abbracciando. Avvinghiati con braccia e gambe.

Guardatevi intorno, tutto ha un suo contrario. Io devo esistere per forza, esisto da sempre. Ammetto di non essere mai stato famoso, ma… andiamo chi prendo in giro? Lo sapete bene che tutto questo non è affatto merito mio.

Vi potrei raccontare infinite storie su di me, ne vivo mille diverse ogni giorno. Ma non son mai il protagonista. Sono solo ospite non pagante.

Tutte queste storie credo abbiano un comune denominatore: la menzogna.

Beh sì, chi mi abbraccia si lascia trascinare dagli eventi per non risalire in superfice, ovvero alla verità.

Troppo comodo mentire e negare la loro devozione a me. E poi c’è l’orgoglio, quello sì che è un nemico.

A volte riuscite a mettervi in situazioni davvero terribili, certe cose mi danno i brividi e purtroppo sono costretto a seguirvi e a restare lì con voi.

È vero che ci sono quelli che cercano di resistere – sono sempre di meno in verità – ma quando decidete di portarmi con voi, andate a fondo, sempre. A un certo punto, diventa impossibile per chiunque aiutarvi.

Vorrei tanto andarmene quando il vostro cervello inizia perdere colpi e cominciate a vivere di sogni irrealizzabili. Me ne andrei in punta di piedi. Silenzioso. Ma non posso.

Vorrei dire a quelli che si fidano di una donna appena conosciuta, pagata per un po’ di “compagnia”, capaci di distruggere la loro carriera con una sola decisione sbagliata… andate via da me! Così come ai giovani deboli e senza forza d’animo. A chi è solitario, pieno di rancore e amarezza.

Tutti voi avete paura di vedere me, guardandovi allo specchio? State tranquilli, potete ancora farcela, potete evitarmi.

Il primo passo è riconoscermi. Provate a dire il mio nome.

Ammettete che siete voi a cercarmi.

Risalite la corrente e combattete. Lasciatemi andare da solo. Abbandonatemi e fatevi coraggio: ora… dite il mio nome. Non farà più male dell’ennesimo peccato d’orgoglio.


Vito Maselli nasce a Bari nel giugno 1981. Dopo il diploma, si specializza in comunicazione multimediale e diventa un esperto di promozione territoriale. Appassionato lettore, tra gli autori che hanno ispirato quest’opera ci sono: Stephen King, Nathaniel Hawthorne e Raymond Carver. Ha partecipato alla raccolta Macerie pubblicata con Les Flâneurs edizioni.


5 libri preferiti:

  • Tutto è fatidico (Stephen King)
  • Storie di ordinaria follia (Charles Bukowski)
  • Racconti dell’ombra e del mistero (Nathaniel Hawthorne)
  • Cattedrale (Raymond Carver)
  • Al Crepuscolo (Stephen King)

Città preferita: Boston

Citazione preferita: «Gli scrittori sono spesso i peggiori giudici del lavoro» S.King.

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