Dopo “Uno schiaffo e una carezza” Ismaela Evangelista torna con “La coperta corta”, la sua ultima fatica letteraria, un romanzo per raccontare quello che si cela dentro l’animo umano. “La coperta corta” è un libro profondo e crudo, narra di una vita in bilico tra il male e la speranza del bene. L’autrice ha svelato per noi di Les Flaneurs tutti i retroscena. Come nasce questo libro?“La coperta corta” nasce dall’esigenza di dare voce ai segreti che non devono essere tali e dal concetto che un’esperienza traumatica non elaborata, soprattutto se non confessata, ha grandi probabilità di dare esiti psicopatologici nella vita delle persone. È un romanzo che se da una parte fa della “non comunicazione” il suo focus, dall’altra dà forte voce all’assioma che “è impossibile non comunicare”. Infatti, il dolore, la rabbia, la tristezza, la vergogna e la paura, non sono raccontate, comunicate verbalmente, ma si intravedono, anzi, spesso si manifestano in modo evidente, nelle emozioni che esplodono come bombe e nei comportamenti a esse collegate. Servono occhi attenti, ascolto e profondo affetto per comprendere ciò che appare incomprensibile, con questi ingredienti si possono scoprire anche i segreti più terribili, poiché si infonde nelle persone che li tengono nascosti, la calda sensazione di essere capite, accudite, protette e mai abbandonate. A chi si rivolge? Il romanzo, per la trama che lo contraddistingue, si rivolge a un pubblico vasto. I lettori, anche giovani, con esperienze di abuso non raccontate, potrebbero ricavarne la forza di confidarle a qualcuno, liberandosi da pesi insostenibili. Si rivolge anche, e forse soprattutto, a tutti gli adulti che hanno dei figli, affinché siano più attenti nei loro confronti, più vicini emotivamente e più forti nello squarciare quei silenzi. E forse, è un romanzo rivolto a tutti, affinché la conoscenza della realtà degli abusi, questo fenomeno sommerso, tenuto spesso nascosto dalle vittime, possa innalzare l’importanza della prevenzione, responsabilità di ognuno di noi. Di cosa parla questo libro? “La coperta corta” racconta la freddezza emotiva che contraddistingue Grace, una giovane donna trentenne, consapevole di avere problemi relazionali, di cui, tuttavia, non le interessa la risoluzione. Si porta dentro, da tantissimi anni, un segreto così ben tenuto nascosto che non lo conosce nessuno, neppure sua madre. Cela nelle profondità della sua anima un’esperienza di abuso sessuale, che ha finito per plasmare tutta la sua personalità, rovinandole la possibilità di relazionarsi con le persone in modo positivo. Grace le usa le persone, soprattutto gli uomini, le manipola e le fa soffrire, così come l’orco ha fatto con lei. Non sa cosa sia la pietà, non prova sensi di colpa, spesso è impulsiva e non rispetta i sentimenti di nessuno, ha freddo nel cuore, come quando si trovava sotto alla coperta corta a casa del suo abusatore. Quanto c’è della tua professione di Psicoterapeuta in questo romanzo? Il romanzo nasce in seguito all’accumulo emozionale che porto dentro proprio per la professione di psicoterapeuta che svolgo. Molto spesso, infatti, nelle storie di vita dei miei pazienti, soprattutto di quelli che hanno una forte sofferenza psicologica (manifestata in un mal funzionamento familiare, intimo, sociale e lavorativo o in disturbi ansiosi, depressivi e alimentari), escono fuori racconti di abusi infantili, così forti che mi hanno spinto a squarciare un silenzio che non deve avere più motivo di esistere. Ho cercato di dare voce, scritta, a tante storie che mi vengono raccontate, affinché i miei pazienti e i lettori in genere che si portano dentro dolori così forti, possano ricevere una sorta di “comprensione” che non hanno mai avuto e un incoraggiamento a confidarsi. La mancanza di comprensione è un bagaglio troppo pesante da portare sulle spalle, può far accasciare a terra e strisciare: come Psicoterapeuta è una condizione che incontro ogni giorno. È doloroso scrivere un libro così intenso dal punto di vista emozionale? È molto doloroso scrivere un libro che parla di abuso infantile, in primis, perché è uno dei reati più inaccettabili che possa esistere, poi perché, come psicoterapeuta, ascoltando quasi quotidianamente storie di questo tipo e assorbendone tutte le emozioni, si rivive, parola dopo parola, l’angoscia di chi lo ha vissuto, il tormento dei ricordi, l’amarezza e la tristezza di non poter fare nulla per cancellarli dalla propria vita. Se si è madri, come lo sono io, si prova anche una profonda paura che l’abuso possa colpire e segnare la vita dei propri cari. Nello stesso momento, però, si sente una forte spinta affinché sia divulgato il messaggio più importante: la prevenzione della violenza partendo da una sana comunicazione all’interno della famiglia. La coperta corta è il tuo secondo lavoro. Quali sono le principali differenze con il tuo libro “Uno schiaffo e una carezza”? Parto da ciò che accomuna i miei due romanzi: “Uno schiaffo e una carezza” racconta, come “La coperta corta”, la storia di una genitorialità non funzionante, in cui predomina una comunicazione fasulla, basata esclusivamente sull’attenzione relativa al “fare” piuttosto che al “sentire”, clima in cui i figli hanno materialmente tutto ciò di cui hanno bisogno, ma emotivamente si sentono inascoltati, soli e finiscono per perdersi. La differenza forse più importante tra il mio primo romanzo, “Uno schiaffo e una carezza”, e il secondo, “La coperta corta”, sta nella visibilità del disagio. Nel primo si delineano le conseguenze familiari, quindi di tutti, in seguito alla diagnosi che caratterizza un componente della famiglia, colpito dalla sindrome di Tourette, un disturbo neurologico estremamente visibile perché caratterizzato da tic motori e vocali; mentre, in questo mio nuovo lavoro, il profondo disagio relativo all’abuso sessuale subito dalla protagonista, è tutto addosso a lei, è invisibile agli altri, anche se si manifesta in tutta la sua drammaticità nella descrizione dei suoi comportamenti. Quali sono i tuoi modelli letterari di riferimento? Amo i romanzi psicologici, in cui si dà ampio spazio al mondo interiore dei personaggi, ai loro pensieri che vanno a caratterizzare le emozioni e i comportamenti; di conseguenza i miei modelli letterari di riferimento sono Fedor Dostoevskij, Italo Svevo, James Joyce, Franz Kafka e Virginia Wolf. Mi appassiona molto anche lo stile visionario, rappresentato da Chuck Palahniuk, e il realismo sporco di Charles Bukowski. Perché leggere La coperta corta? “La coperta corta” è un romanzo che va letto perché mostra quanto possano essere “bravi” i bambini a nascondere un dolore così terribile, quale quello di aver subito un abuso sessuale; nello stesso tempo delinea il peso delle responsabilità genitoriali nel mantenimento del segreto stesso e la cecità di fronte ai comportamenti infantili descritti come segno di maleducazione, piuttosto che essere visti come segnale di qualcosa di più profondo e inconfessabile. Il romanzo esprime anche con chiarezza la necessità di abbattere lo stereotipo del pedofilo visto come uno sconosciuto, disagiato e disturbato, poiché spesso l’abusante è una persona molto vicina al bambino, sana di mente, capace di comprarsi il suo silenzio per sempre. Chi è Ismaela Evangelista? Sono prima di tutto una mamma e una moglie, i primi e preziosi ruoli che ricopro prima di essere anche un’appassionata Psicoterapeuta. Studio ancora molto, per garantire alla mia professione e quindi ai miei pazienti di tutte le età, sempre nuove strategie di cura e riabilitazione. Leggo e scrivo quando ho la certezza di avere il tempo per farlo e di non toglierlo alle persone a me vicine. Cosa pensi di Les Flaneurs Edizioni? Ho desiderato con tutta me stessa pubblicare con questa Casa Editrice, perché colpita dal lavoro che svolge quotidianamente online, relativo alla pubblicità dei suoi libri nonchè delle attività e iniziative che organizza, azioni svolte con profondo interesse per gli autori che sostiene e per coloro che vogliono avvicinarsi al mondo dei libri o continuare a crescere con essi. Se si parla di Les Flaneurs Edizioni, si parla di passione incontrastata per la scrittura e la lettura, grandi pilastri di ciò che si può chiamare di certo cultura, ma anche miglioramento e libertà.


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