Amore reale o virtuale? Questo è solo uno dei tanti temi affrontati in “Piacere, Amelia” il romanzo d’esordio di Milica Marinković vincitore del concorso letterario “Les Flâneurs” nella sezione romanzo lungo. Facciamo quattro chiacchiere con la nostra autrice. (La foto di Milica a destra è di © Alex Gallo).

Come nasce questo libro?

Piacere, Amelia è nato, ovvero concepito in Canada nel 2014. Mi ero trasferita lì per un lavoro e ho vissuto da sola per più di quattro mesi, lontana dalla Serbia e dall’Italia. Durante i mesi invernali la vita canadese non è tanto attiva, per cui passavo le ore serali in casa degli amici o spesso a casa mia, non potendo neanche parlare su Skype o chattare con gli amici europei dato il fuso orario. Quando, per esempio, in Canada erano le otto di sera, in Europa erano già le due di notte. Ecco perché, da un lato, vedevo quest’esperienza come positiva. Mi dicevo di avere finalmente del tempo solo per me, per fare ciò che volevo senza pensare a quello che avrei dovuto fare realmente. In effetti, ho letto tantissimo quando ho iniziato a scrivere le prime righe del romanzo. Un po’ dovuto a tutta quell’atmosfera letargica, un po’ alle letture, un po’ alle mancanze che sentivo, un po’ alle riflessioni su internet come ipotetico mezzo di salvezza, è nata la storia tra Amelia e Pierre. All’interno della loro storia ci sono tantissimi pensieri sulla vita, sulla felicità, sull’inganno, sul sogno, sulla comunicazione, tante riflessioni che mi accompagnano e ossessionano da anni. Con Amelia è arrivato anche il loro momento. Ho messo insieme diversi ingredienti ed è uscito un buon dolce, mi pare.

A chi si rivolge?

Due giorni fa ho assistito a un incontro con i ragazzi di un liceo. Abbiamo parlato di letteratura, più specificatamente di poesia, e una persona ha menzionato il mio romanzo. I ragazzi hanno subito cominciato a informarsi su dove poterlo trovare ed è stato lì che mi sono veramente chiesta se questo romanzo si rivolgesse a loro. Nel testo nomino molto spesso gli studenti, ma gli studenti universitari. Siccome gli studenti, ma non solo loro, oramai vivono pienamente nel mondo virtuale, non vorrei che la storia di Amelia fosse presa come un modello di riferimento. Perché, chi sa leggere tra le righe capirà che si tratta di una critica delle relazioni virtuali, tra l’altro. Ma forse non sarebbe neanche male che i ragazzi lo leggano. Potrebbero capire che la vera gioia si trova nell’abbraccio vero, non in una chat. Ecco perché penso che questo libro si rivolga a tutti. L’hanno letto anche persone che non hanno il profilo su Facebook, però non si sono sentite meno capaci di comprenderlo o meno coinvolte. Anzi, erano molto incuriosite. E poi, ci sono tanti spunti e diversi temi, secondo me. La storia tra Pierre e la sua Amélie è una cornice romantica. Il vero dipinto contiene tanti colori e tantissime sfumature. Ognuno lo può vedere e interpretare diversamente.

Di cosa parla il tuo libro?

Come ho appena accennato, c’è una cornice romantica, una storia d’amore. Ma è una vera storia d’amore? O meglio, è una storia di un vero amore? Vorrei sapere cosa ne pensano i lettori. La mia protagonista, Amelia, è una bibliotecaria che vive nel mondo letterario, una forma del mondo virtuale. La realtà contemporanea non le piace e per allontanarsi della contemporaneità, lei stessa comincia a comportarsi come i ragazzini di oggi. Nasce un’intenso rapporto con una persona che le invia una richiesta d’amicizia su Facebook. I due si innamorano ed è così che si crea un vero labirinto di Amelia. Un labirinto fatto della rete dove lei incontra Pierre, un traduttore di Montréal, ma anche un labirinto fatto delle sue riflessioni, paure, domande, ossessioni. Immaginando un eventuale futuro con Pierre e tutte ciò che potrebbe arrivare, Amelia fantastica e riflette sulla gente, sul rapporto tra il reale e il virtuale, tra il sogno e la realtà, riflette sui sensi, sui significati di parole, sulla lingua madre e sulla lingua straniera. Tutto ciò con molta ironia e molto sarcasmo nei confronti della nostra società contemporanea, ma anche con molta sensibilità e profonda sincerità quando si parla dell’infanzia, del corpo, del sesso, dei sentimenti.

Amore reale e amore virtuale. Cosa li contraddistingue?

Un amore virtuale che non si realizza rimane per sempre un amore virtuale, non può essere mai reale e fisico. Dall’altro lato, non ogni amore reale è un vero amore. Ma qui si tratta di un problema più importante: non tutto ciò che chiamiamo “amore” è davvero amore. In fin dei conti, se l’amore è un continuo scambio di tutto tra due persone, e se il tutto viene scambiato solo per necessità di dare e offrire, ma non di ricevere, esso deve essere reale. L’amore virtuale spesso è soltanto un’ossessione mascherata ma, così come accade sempre, un’ossessione cessa di esistere quando ne diventiamo consapevoli, quando la comprendiamo. Così anche l’amore virtuale sparisce. O si realizza e diventa quello vero, reale, o muore perché non ha di che nutrirsi. Un amore che si nutre solo di parole e di mancanze non può diventare una forza vitale. Ed è proprio la forza vitale che si oppone al mondo virtuale. Lì l’amore virtuale perde tutto. Il vero amore per me è quello reale, ma che non perde la sua virtualità. Ovvero che non perde il continuo desiderio e il dialogo mentale, i pensieri riservati alla persona amata.

Come è nato il tuo rapporto con la scrittura? Il mio rapporto con la scrittura nasce presto, quando ho imparato a scrivere. Ammesso che ciò poteva essere considerato come scrittura. In ogni caso, si tratta di un’esperienza fondamentale. Avevo cinque anni quando ho scritto la mia prima “poesia” e una ragazza che faceva le scuole medie non mi credeva che io ne fossi l’autrice. Poi, un po’ per convincerla, un po’ perché mi piaceva, scrivevo sempre più. Nelle scuole elementari producevo tante poesie che nascevano ogni giorno e mio fratello più piccolo era costretto a impararle a memoria e a recitarle. Sempre nelle scuole elementari nasce il mio grande amore per la lettura. In Serbia, alla fine di ogni anno scolastico, la biblioteca della mia città pubblicava una lista dei testi da leggere durante le vacanze estive. Ovviamente, per ogni età era previsto un programma diverso. Le letture dovevano essere accompagante da un diario dove si scriveva perché un dato libro ci fosse piaciuto, perché no, come fossero i suoi eroi, cosa pensassimo sullo scrittore. Poi, a settembre, si organizzava una grande manifestazione dove partecipavano tutti i bambini e i ragazzi che avevano conseganto il diario di lettura a fine agosto. Insomma, una bellissima iniziativa che è stata fondamentale per il mio rapporto con il mondo dei libri. Siccome non si trattava solo di leggere, ma pure di scrivere, si sviluppavano anche le capacità critiche. Un po’ tutti i bambini volevano diventare scrittori perché vedevano nei loro diari delle vere opere d’arte, composte da riflessioni, disegni, riassunti ecc. Nel frattempo avevo iniziato a tenere anche i miei diari personali dove scrivevo di tutto. E di tutti. Poi sono venuti gli articoli per i giornali studenteschi. Dopo le recensioni, i saggi e così via. Ecco il primo romanzo.

Quali sono i tuoi modelli letterari di riferimento? Spesso mi capita di leggere per la prima volta uno scrittore e, se mi colpisce, di immaginarlo già come uno dei modelli. I modelli cambiano, dipende da quello che scrivo, dal mio stato sentimentale, da quello che cerco di presentare nei miei testi. Forse più che i modelli di riferimento nella scrittura, ho i miei eterni riferimenti nella lettura. Ed essi sono Dostoevskij, Kafka, Gide, Camus, Andrić, Selimović, Kundera, Buzzati ecc.

Chi è Milica Marinković?

Nel romanzo Amelia dice che Milica è cattiva, maledetta, una donna che volontariamente inventa e usa i suoi personaggi, e poi ne abusa. Un po’ è vero, perché sono una persona molto curiosa. Ma, nonostante la mia curiosità, preferisco la solitudine alla compagnia. Ecco perché ad altri posso risultare una persona noiosa, anche se io non mi annoio mai. Amo profondamente l’arte e la letteratura, ma non ne faccio l’unica ragione per vivere. Per vivere ho i miei piaceri reali, piccoli e grandi, e le persone che con me hanno creato un mondo.

Quali sono i tuoi progetti letterari in cantiere? Attualmente sto lavorando su un’antologia poetica e su diversi racconti. Uno è per Les Flaneurs. Ho iniziato anche un secondo romanzo, però non mi dò molta fretta. È una storia lunga, che vive da quando vivo io, per cui voglio elaborarla bene.

Cosa pensi di Les Flaneurs Edizioni? Senza voler essere retorici, penso sia una grandissima casa editrice. Sì, è vero che ho pubblicato il mio libro grazie al vostro premio, però devo dire che ho sempre voluto pubblicare il libro con voi. Aspettando gli esiti del concorso pensavo che comunque avrei cercato di pubblicare con Les Flaneurs il mio romanzo. In effetti, da quando l’avevo inviato al vostro concorso, non ne avevo parlato ad altri editori. Mi piace il rapporto familiare che si è creato


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