Parlare di adolescenza non è mai facile, il rischio è sempre quello di scadere in tanti luoghi comuni o molto più semplicemente raccontare storie che non hanno nulla di speciale. Non è certo questo il caso di Ti ho cercato tra le nuvole, il romanzo d’esordio della giovane autrice Federica Loreti. Il suo è un libro forte, che deve far riflettere, che mostra uno spaccato di vita a volte troppo ignorato, spesso colpevolmente. Paure, emozioni, sentimenti forti e intensi vengono raccontati da Loreti in maniera semplice ma al tempo stesso diretta. Ne viene fuori un romanzo vero, vivo, di grande impatto. Come nasce questo libro? Ti ho cercato tra le nuvole è nato all’incirca tre anni fa, durante i miei primi anni all’università. Ho impiegato molto a completarlo perché scrivevo, cancellavo, riscrivevo, modificavo fino ad arrivare a momenti di totale mancanza di ispirazione tali da farmi prendere dall’angoscia. Non volevo fosse scontato, volevo fosse vero. L’adolescenza doveva essere il tema principale, poi un giorno mi sono trovata a vedere un film, Cyberbully – Pettegolezzi online, e ho capito che il mio libro doveva parlare anche di quello: il bullismo. Non volevo cadere nel banale, non volevo dire a tutti che il bullismo è una cosa brutta, volevo mostrare il bullismo, anche quello più semplice fatto di sole prese in giro, e le possibili conseguenze. Purtroppo è una di quelle realtà che si dice “tanto capita agli altri” e invece può accadere a noi, ai nostri figli, nipoti, vicini di casa e ciò che mi rende incredula è che sempre meno i bulli si rendono conto della gravità di ciò che fanno. Per amor di onestà devo però dire che inizialmente il titolo era diverso perché volevo sottolineare un altro aspetto fondamentale tipico dell’adolescenza: il silenzio. Tutti i genitori lo hanno temuto, il momento in cui il figlio si chiude in camera ed esce solo ai pasti senza dire una parola e senza dar loro modo di comprendere cosa sta succedendo. Quello che mi premeva dire era: insistete! Non fatevi abbattere dal silenzio, non lasciate che diventi un’arma che può ritorcersi contro vostro figlio. Pur avendo modificato il titolo il messaggio rimane chiaro, soprattutto nel personaggio di Giada e spero che possa raggiungere anche il pensiero e le riflessioni del lettore. A chi si rivolge in particolar modo? Quando scrivevo non pensavo a un pubblico preciso. Pensavo al ragazzino deriso da tutti che magari si sente solo, ai genitori di tutti quei ragazzi e quelle ragazze che purtroppo non sono riusciti a sopportare il peso del giudizio delle persone e ora non sono più tra di noi, agli insegnanti, ai genitori dei bulli che spesso giustificano i figli dicendo “era solo uno scherzo innocente, non voleva far del male”. È indirizzato a chi pensa che non ci sia altra scelta e si sente intrappolato in una realtà che non gli appartiene cullato nella costante sensazione di essere sbagliatoDi cosa parla? Ti ho cercato tra le nuvole racconta le storie di tre adolescenti torinesi che fronteggiano le difficoltà della loro età. Da una parte abbiamo Antonio, un ragazzo a cui piace mettersi nei guai ma che forse è stufo della vita che conduce. Dall’altra abbiamo Giada, considerata diversa e anormale dal resto della scuola e ignorata, o peggio ancora derisa, da tutti. Nel mezzo c’è la razionalità di Roberta, appena arrivata da un piccolo paese dove subiva gli abusi del padre e pronta a lasciarsi i pettegolezzi alle spalle. Le loro vite si intrecceranno inevitabilmente isolandoli dagli altri ma rendendoli più forti grazie al legame dell’amicizia. Arriverà il momento in cui le maschere indossate e portate avanti per molto tempo dai tre ragazzi dovranno essere calate per rivelare i loro veri volti, e sarà in quel momento che il lettore capirà chi è pronto per mostrarsi e chi invece non lo sarà mai. Come accennato in precedenza gli altri temi principali sono il bullismo, diventato una delle piaghe della società e troppo spesso sottovalutato, la diversità intesa come etichetta che viene attaccata alle persone da cui prendiamo le distanze o di cui forse abbiamo paura e la spasmodica ricerca di un posto nel mondo che faccia dire ai protagonisti “questo sono io”Che rapporto hai avuto con la tua adolescenza? Di quando ero piccola non ho moltissimi ricordi perché ho una pessima memoria, ma alcune immagini sono impresse nella mia mente e posso sempre rivederle per rivivere quei momenti. Da un punto di vista famigliare la mia adolescenza non è stata difficile, anzi sono cresciuta preferendo restare tra le mura di casa che uscire con gli amici. A scuola le cose andavano meno bene. Alle medie ero spesso vittima di bullismo, derisa, presa in giro e destinataria di molti scherzi perché avevo un grandissimo difetto: mi piaceva studiare. La tematica del bullismo mi è quindi molto cara, perché spesso mi rendo conto di quanto le persone non la considerino reale e comportandosi in questa maniera sminuiscono il dolore che prova chi subisce. L’adolescenza è un’età molto complicata, ricordo che a volte ero arrabbiata senza saperne il motivo, avevo scatti di ira alternati a momenti di pace e felicità, soprattutto alle scuole superiori dove fortunatamente ero benvoluta da tutti e mi trovavo meglio. In seguito ho imparato che non era un mio problema se le persone mi giudicavano, perché non era un comportamento riservato solo a me ma chiunque, le persone purtroppo giudicano sempre. Alle scuole superiori ero però giunta alla conclusione che avevo il diritto di fare cosa mi rendeva più contenta e credo che sarebbe una bella lezione da insegnare ai propri figli. Perché si fa fatica ad “accettare” chi è “diverso”? La cosa brutta della società di oggi è che siamo tutti uguali e il “diverso” salta subito all’occhio. Mi capita spesso di vedere gruppi di ragazzi o ragazze per le vie di Torino e mi trovo a pensare “sono tutti uguali”. Stesso taglio di capelli, stesso modo di vestire, stesso telefono all’ultima moda, stesso modo di parlare o camminare. I ragazzi di oggi sembrano dei robot creati da qualche multinazionale e messi in circolazione in incognito. Passano metà del loro tempo a lamentarsi che non hanno futuro, che il mondo è ingiusto e che si annoiano quando loro per primi cercano in tutti i modi di essere uguali identici agli altri. Il diverso viene subito notato proprio perché fa di tutto per distinguersi e spesso spaventa, o perché si vorrebbe fare altrettanto, o perché non si conosce la sua storia e se ne ha paura. Ho molti difetti, ma non sono mai stata un robot, sono un diverso e questo spesso ha provocato risate e pregiudizi. Non indosso un pantalone perché è di marca, lo indosso perché sono comoda, se è bello o brutto non mi interessa. Alle scuole medie indossavo delle camicie a quadri e a righe che mi arrivavano alle ginocchia e che potevano contenere almeno due adolescenti; erano le camicie che il mio vicino di casa non utilizzava più e che avevo chiesto di indossare perché ho sempre avuto questa grande passione per camicie e cravatte. Penso che a questo punto sia inutile specificare quanto mi prendessero in giro a scuola per il mio modo di vestire. Quali sono i tuoi modelli letterari di riferimento? Per scrivere il libro non mi sono ispirata a nessuno scrittore. Questa è una storia nata dalle mie esperienze, quelle dei miei amici e quelle sentite in televisione. Ciascuno di noi è stato (o è ancora) uno di quei tre ragazzi e forse qualcuno, come me, ha qualcosa di tutti e tre. Antonio, Roberta e Giada sono le nostre paure e le nostre emozioni passate e presenti, perciò la mia fonte di ispirazione è l’adolescenza stessa vissuta e raccontata. Se penso alla stesura del romanzo mi viene in mente un solo autore che possa avermi ispirata: Fabio Geda con il suo libro L’esatta sequenza dei gestiChi è Federica Loreti? Federica è una giovane, simpatica, lentigginosa e soprattutto estremamente infantile ragazza (donna è troppo serioso) di 25 anni che ha appena pubblicato il suo primo libro. È un’infermiera a cui piace la sua professione e che spera di riuscire a svolgerla entro breve. Federica non ha nulla di più di qualsiasi altra ragazza, ma contemporaneamente è differente dagli altri perché è sua credenza che la diversità sia un pregio e non un difetto. Adora leggere e scrivere, alterna periodi in cui legge un libro dietro l’altro a momenti in cui si impigrisce sul divano a fissare il muro valutando cosa fare. A Federica piace la musica rock, suona la chitarra, ha diversi amici ma esce molto poco, ma essendo amici veri la capiscono e non se la prendono mai. Federica ha una passione sfrenata per la squadra di calcio dell’Avellino e indossa la maglia con tanto di stemma mentre guarda ogni partita, anche se è sul divano e non allo stadio ed esulta per ogni goal come se fosse in curva. È molto timida, arrossisce subito, si emoziona quando guarda i film e spesso anche quando legge. Quando prende confidenza comincia a scherzare e non perde mai il sorriso. Odia le ingiustizie e la confusione e infatti non è mai andata né allo stadio né a un concerto, ma soprattutto, come dicono spesso gli amici: è una gran fifona. Federica è un’eterna bambina e si diverte un mondo a parlare di sé in terza persona! Cosa pensi di Les Flaneurs Edizioni? Ciò che penso di Les Flaneurs Edizioni può essere semplificato in questa frase: quando si scrive un libro ci si sente un po’ mamma o papà, nel mio caso Ti ho cercato tra le nuvole non ha solo un genitore, ma un’intera famiglia. Mi sono sempre sentita supportata e capita e l’intera squadra ha svolto un lavoro impeccabile. Se guardo il libro non posso non pensare: è esattamente come lo immaginavo. Questa è stata la mia esperienza, se invece parliamo in maniera più generale posso aggiungere che se prima Les Flaneurs Edizioni era un progetto ora è una vera e propria realtà, gestita da menti giovani e dinamiche, sempre attive per promuovere e far conoscere non solo i libri, ma anche gli autori. Se tornassi indietro, a quel giorno prima delle vacanze estive, quando stavo preparando la mail per inviare il manoscritto, un dito sul tasto di invio e l’altra mano a pugno davanti alla bocca per riflettere, sicuramente non ci penserei due volte: cliccherei invio e mi godrei l’estate tranquilla sapendo di aver fatto la scelta giusta.


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