È da pochi giorni in libreria I ricordi spezzati di Robert Partout il romanzo d’esordio di Tommaso Landolfo con il quale abbiamo scambiato due chiacchiere per conoscerlo meglio.

Come nasce questo libro e di cosa parla?

Nasce dal desiderio di esprimere la mia personale interpretazione della vita, enfatizzando il valore di un percorso introspettivo che ciascuno di noi è spesso chiamato a compiere. La metafora del viaggio nel tempo del protagonista è proprio questa. Tutti, a un certo punto, facciamo i conti con noi stessi e cerchiamo di comprendere quali solo gli elementi, assolutamente soggettivi, che mancano alla nostra esistenza e che invece sono necessari per portare ricchezza ed equilibrio interiore.

La storia si snoda in quattro stagioni e in quattro epoche storiche che il protagonista, Robert Partout, si trova ad attraversare. Nel suo viaggio attraverso il tempo, incontrerà quelli che sono i peggiori soprusi che l’umanità ha inferto a sé stessa: la guerra santa, il medioevo con le sue brutture, lo sterminio degli ebrei, l’epoca della rivoluzione tecnologica.

Durante il viaggio, privato della memoria, del suo proprio nome e dunque della sua identità, il protagonista non comprende il senso di ciò che gli accade, tuttavia si muove, in questa umanità miserevole, compiendo atti di generosità nei confronti delle vittime della storia. Questi gesti di altruismo, volti a salvare l’altro, culminano, ogni volta, nella sua morte e nella sua rinascita. E ogni volta l’esperienza vissuta gli permette di riacquistare i suoi ricordi e di esperire emozioni e sentimenti che non conosceva e che gli consentiranno quella crescita emotiva interiore che lo porterà a essere un uomo migliore.

A chi si rivolge?

Si rivolge a tutti indistintamente. Per il carattere pieno di azione e per il messaggio che veicola, lo considero adatto anche a una platea di giovani lettori. L’ho infatti scritto con un pensiero rivolto ai miei figli affinché comprendano il valore, nella quotidianità, di un percorso di crescita continua e di maturazione del sé. Spesso siamo disattenti o disinteressati al significato delle esperienze che la vita ci fa vivere e delle opportunità che ci offre. Dovremmo essere invece tutti orientati a irrobustire il nostro equilibrio interiore assimilando i concetti di altruismo, empatia e rispetto degli altri. E mi riferisco all’impegno sul proprio lavoro, all’aiuto offerto a chi ne ha bisogno, all’amore per i propri figli, nella relazione di coppia, e in genere all’amore per gli altri.

Cosa ti ha ispirato la scelte dei quattro periodi storici all’interno del libro?

La crescita interiore può avvenire solo dopo aver conosciuto il dolore, dopo aver subìto e superato le vere difficoltà che la vita ci pone davanti, e quelle peggiori sono state create dall’uomo stesso, che ha mostrato il suo lato oscuro e cinico nel corso della storia: le guerre, i soprusi, le disuguaglianze sociali. Conoscere la storia ci insegna a come affrontare al meglio il nostro presente, a cosa dare veramente valore. Spesso, purtroppo, lo comprendiamo solo dopo aver subito la sua forza.

Ho voluto inoltre caratterizzare il cammino del protagonista introducendo le quattro stagioni per enfatizzare il senso ciclico della vita che si modifica e si evolve durante il loro alternarsi.

Come è nato il tuo rapporto con la scrittura?

La mia grande curiosità  verso tutto ciò che può arricchirmi mi ha spinto spesso ad approcciarmi a forme artistiche sconosciute, e penso che la scrittura sia una delle forme più espressive del nostro animo.

Questa mia caratteristica mi ha spinto alcuni anni fa ad aprire un blog sul quale descrivevo la mia quotidianità, delineando i miei pensieri in maniera sempre più ricca e articolata.

La scrittura mi ha così, sempre più ha appassionato e mi ha mostrato un lato di me stesso che mi era sconosciuto. È stata una delle esperienze emotive più belle che io abbia mai provato.

Quali sono i tuoi modelli letterari di riferimento?

Personalmente sono attratto dal tipo di scrittura che sprona la mia curiosità, spesso dipende dal mio stato d’animo del momento.

Ho avuto il primo approccio con i gialli di Arthur Conan Doyle che hanno accompagnato tutta la mia adolescenza. Mi piacciono molto i thriller psicologici e i romanzi d’avventura.

Il mio spirito d’osservazione mi ha sempre spinto verso stili letterari multiformi, incuriosito dal bello in ogni sua modalità espressiva.

Quali sono i tuoi libri preferiti?

Non ho preferenze specifiche perché i miei gusti si modificano nel tempo.

Tuttavia ho amato in particolare modo:

  1. Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle
  2. Gargoyle di Andrew Davidson
  3. Il quadro mai dipinto di Massimo Bisotti
  4. Sposo di sangue di Carmen Nolasco

Chi è Tommaso Landolfo?

Mi ritengo una persona comune, un “ragazzo di periferia”, che vive le sue esperienze con entusiasmo e con inventiva costruttiva, orgoglioso dei suoi due figli e della famiglia a cui appartiene. Mi sono appassionato sin da subito alla chitarra e alla musica in genere, apprezzo l’arte in ogni sua forma e in questi ultimi anni mi sto dedicando anche alla cura del mio giardino, ho quindi riscoperto un interesse botanico che nel passato era un più generico amore per la natura.

Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari?

Ho altre idee da concretizzare, ma le terrò custodite sino alla loro realizzazione.

 


Related Posts

Leave a comment

uno × due =