fbpx
A tu per tu con Annachiara Biancardino
A tu per tu con Annachiara Biancardino

Conosciamo meglio Annachiara Biancardino, direttore editoriale di Les Flâneurs Edizioni.

Editore, direttore editoriale, editor, correttore di bozze, grafico, addetto all’ufficio stampa. Ruoli differenti che richiedono competenze differenti. Quali sono quelle più importanti richieste per chi lavora in una CE? Ci sono ruoli che si accavallano? Quanto conta il mestiere e quanto l’istinto nella tua professione e in quella dei tuoi collaboratori?

Ognuno dei ruoli citati è imprescindibile per l’esistenza stessa di una casa editrice: si tratta di figure chiave anche nelle realtà più piccole, in assenza delle quali non si può offrire nessuna garanzia di realizzare un buon lavoro sul testo dalla fase redazionale a quella della promozione.

Alcuni ruoli tendono ad accavallarsi per forza di cose, ad esempio l’editor e il correttore di bozze spesso provengono dallo stesso percorso formativo, si tratta di due ruoli che in molti casi possono essere esercitati dalla stessa persona, che svolge l’una o l’altra attività in base all’esigenza del caso specifico.

Per un buon risultato di squadra, credo che il trucco sia riuscire a lavorare in sinergia, rispettando ognuno le competenze dell’altro senza “invasioni di campo” ma facendo leva su tutto il proprio spirito di collaborazione. Se l’addetto stampa nota un refuso, è bene che lo segnali; se all’editor si presenta l’occasione di proporre un libro a una testata o a una libreria, è bene che lo faccia: si lavora tutti al servizio del testo e del suo autore.

“Mestiere o istinto?”: credo che la risposta a questa domanda non possa che essere molto soggettiva. Io spesso mi muovo d’istinto, mi affido al mio intuito per capire cosa vale la pena approfondire. Ma poi, giunti al momento dell’approfondimento, prevale il “mestiere”.

Come si fa a diventare editor? Hai qualche consiglio in merito?

Partiamo dai prerequisiti, che non vanno mai dati per scontati: sono necessarie una certa “sensibilità del testo”, che credo sia una dote innata e che fa sì che l’istinto guidi verso la soluzione migliore per il caso specifico, e un’ampia preparazione culturale, raggiungibile attraverso percorsi formativi differenti, siano essi più o meno convenzionali. A queste competenze di base si aggiunge la necessità di una formazione specifica da costruire e aggiornare. Credo che il modo migliore per farlo siano i corsi. Io ne ho frequentati (e continuo a frequentarne) diversi, sia online che in presenza, e ritengo valide entrambe le formule, anche se è innegabile che l’incontro dal vivo lasci sempre un quid in più. A tal proposito, suggerirei anche di frequentare il più possibile il mondo dei libri (librerie, rassegne, fiere editoriali ecc.), perché spesso si impara molto anche senza accorgersene.

In base a quali criteri selezionate i manoscritti?

I criteri variano in base a molti fattori, variano anche a seconda della collana per cui si sta valutando il testo. Per esempio in Montparnasse, la principale collana di narrativa, preferiamo raccogliere testi non indirizzati a un target iperspecifico (non valutiamo, ad esempio, i fantasy e i romance): il nostro obiettivo è quello di offrire al lettore una selezione al tempo stesso varia e uniforme. Fra i testi che rispondono a questa caratteristica, le scelte vengono operate sulla base della qualità delle proposte. Sembra banale sottolinearlo, ma non è affatto facile scovare dei romanzi che possano vantare sia un’idea interessante che una solida struttura narrativa.

Quanto è importante l’elemento novità in un manoscritto?

Preferisco usare il termine “originalità”, e lo ritengo un fattore significativo. Una trama o una voce che trasmettono subito l’impressione del “già visto, già sentito, già letto” partono svantaggiate. Tuttavia la ricerca dell’originalità non deve diventare un’ossessione, tra una buona storia elaborata secondo canoni tradizionali e un testo che va alla ricerca maniacale del “nuovo” senza altre basi d’appoggio, beh, preferisco senza ombra di dubbio il primo caso.

Quali sono le prossime sfide come coordinatore editoriale di Les Flâneurs?

A tutti quelli che abitano il mondo dei libri piace sognare, e infatti abbiamo un mucchio di progetti nel cassetto. Ma per quanto riguarda gli obiettivi a breve o medio termine, mi viene in mente in particolare una sfida. Mi piacerebbe che Les Flâneurs consolidasse e incrementasse i rapporti con l’editoria straniera, non sono molte le realtà della piccola editoria che guardano oltre i confini nazionali e credo che il confronto con l’estero rappresenti una marcia in più. Inoltre, si rivela spesso utile anche per vedere le cose da altri punti di vista, aiuta a guadagnare la distanza necessaria per cogliere limiti e potenzialità di ciò che ci è più vicino.

In aggiunta, una nuova sfida, parzialmente già avviata, è quella di applicare nuovi criteri alla formazione del catalogo. L’idea è quella di sfoltire la selezione delle nuove proposte di Les Flâneurs, da un lato per assicurare maggiore risalto anche agli altri marchi appartenenti al gruppo editoriale, dall’altro per potersi dedicare con maggiore calma ed energia allo scouting e alla ricerca di voci altre: a mio avviso ogni casa editrice, e forse ogni realtà culturale, periodicamente deve rinnovarsi.

Altri articoli
foto Palomba
A tu per tu con l’autore: Ilaria Palomba, l’appassionata
Conosciamo meglio Ilaria Palomba, autrice di Vuoto, il prossimo volume in uscita nella collana “Elite”,...
06bbd351-f8e0-42eb-b1f7-cd1a4dbc2953
Festival delle Letterature di Policoro
Questo weekend saremo presenti al Fe.L.P., il Festival delle Letterature di Policoro. Sono due gli appuntamenti...